Quando si parla di stipendi, in Italia si finisce quasi sempre a dire la stessa cosa: “si lavora tanto e si porta a casa poco”. Ed è una sensazione che hanno in molti, soprattutto i dipendenti che ogni mese vedono arrivare lo stipendio e fanno fatica a stargli dietro tra affitto, bollette e spese quotidiane.
La verità, però, è che il problema non riguarda solo chi lavora. Anche tante aziende, soprattutto piccole e medie imprese, continuano a ripetere che assumere personale costa parecchio. Insomma, da una parte il dipendente pensa di guadagnare poco, dall’altra il datore di lavoro sostiene di spendere una fortuna. E alla fine ci si trova tutti nella stessa barca.
Come vengono stabiliti gli stipendi in Italia
Non tutti sanno che gli stipendi in Italia non vengono decisi “a occhio”. Nella maggior parte dei casi esistono i Contratti Collettivi Nazionali, i famosi CCNL, che stabiliscono livelli minimi di retribuzione in base al ruolo, all’esperienza e al settore lavorativo.
In pratica contano diversi fattori:
- mansione svolta;
- anni di esperienza;
- livello professionale;
- titolo di studio;
- settore;
- tipo di azienda.
Poi, chiaro, tra teoria e realtà ogni tanto c’è di mezzo il mare. Però le aziende devono comunque rispettare certi parametri previsti dai contratti nazionali.
Il vero problema: quanto costa un dipendente all’azienda
Qui arriva il punto che fa discutere da anni. Molti guardano lo stipendio netto in busta paga e pensano che quello sia il costo totale per l’azienda. In realtà non è proprio così.
Anzi, spesso la differenza è bella pesante.
Per far prendere a un dipendente poco più di 1.200 o 1.300 euro netti al mese, l’azienda può arrivare a spendere anche il doppio tra contributi, tasse, assicurazioni e altri costi obbligatori. Ed è proprio qui che nasce il famoso “cuneo fiscale”, cioè la differenza tra quanto costa un lavoratore e quanto gli resta davvero in tasca.
Molti imprenditori lo dicono apertamente: il problema non è solo pagare gli stipendi, ma tutto quello che ci gira intorno.
Perché gli stipendi italiani sembrano sempre bassi
Chiunque abbia amici o parenti all’estero almeno una volta si sarà sentito dire: “in Germania o in Svizzera si guadagna il doppio”. E in effetti, rispetto ad altri Paesi europei, gli stipendi medi italiani restano più bassi.
Una delle ragioni principali è la pressione fiscale molto alta sui salari lordi. Una parte importante dello stipendio viene assorbita da tasse e contributi, quindi il netto finale si riduce parecchio.
E negli ultimi anni la situazione si è fatta sentire ancora di più. Perché magari lo stipendio è rimasto quasi uguale, ma nel frattempo è aumentato praticamente tutto: spesa, carburante, bollette, affitti. Insomma, a fine mese tanti fanno due conti e tirano un mezzo sospiro.
Differenze tra lavori, settori e città
Ovviamente non tutti gli stipendi sono uguali. Ci sono lavori che pagano meglio e altri che fanno più fatica a crescere, anche dopo anni.
A incidere sono diversi aspetti:
- esperienza;
- specializzazione;
- città in cui si lavora;
- dimensione dell’azienda;
- settore professionale.
Ad esempio, chi lavora nel settore tecnico o informatico spesso riesce ad avere stipendi più alti rispetto a ruoli amministrativi più tradizionali. Anche vivere al Nord, soprattutto nelle grandi città, può portare stipendi mediamente più alti. Poi però bisogna fare i conti con il costo della vita, e lì cambia tutto un’altra volta.
Dopo la pandemia molte famiglie fanno più fatica
Negli ultimi anni tante persone hanno avuto la sensazione di correre senza riuscire davvero a stare al passo. Dopo il lockdown il costo della vita è aumentato parecchio, mentre molti stipendi sono rimasti praticamente fermi.
Ed è questo il punto che pesa di più: non conta soltanto quanto si guadagna, ma quanto resta davvero a fine mese.
Perché sulla carta magari uno stipendio può sembrare discreto, ma tra mutuo, spese e imprevisti si fa presto ad arrivare lunghi.
Quanto guadagna mediamente un impiegato
Parlando di impiegati, lo stipendio varia molto in base all’esperienza e al tipo di lavoro svolto. Chi è agli inizi spesso parte con cifre abbastanza contenute, mentre chi ha più anni di esperienza o competenze specifiche può arrivare a guadagnare decisamente meglio.
In media, un impiegato full-time in Italia può percepire intorno ai 1.800 euro netti al mese, anche se le differenze tra settore pubblico, privato e aziende strutturate restano importanti.
E diciamolo: oggi molti giovani accettano stipendi bassi pur di entrare nel mondo del lavoro e fare esperienza, sperando poi di crescere col tempo.
Oggi contano anche benefit e welfare aziendale
Negli ultimi anni qualcosa sta cambiando anche nel modo di scegliere un lavoro. Non si guarda più soltanto lo stipendio puro e semplice.
Sempre più persone valutano anche aspetti come:
- smart working;
- orari flessibili;
- buoni pasto;
- premi aziendali;
- assicurazione sanitaria;
- possibilità di crescita;
- ambiente lavorativo.
Perché alla lunga conta anche stare bene sul posto di lavoro. E tante aziende lo hanno capito, tanto che stanno investendo sempre di più nel welfare aziendale per trattenere personale qualificato.
Considerazioni finali
Il tema degli stipendi in Italia continua a essere parecchio discusso, e probabilmente lo resterà ancora per molto. I lavoratori chiedono salari più alti e maggiore stabilità, mentre le aziende cercano di gestire costi sempre più pesanti.
Nel mezzo ci sono tasse elevate, inflazione e un costo della vita che continua a salire.
Insomma, il problema non è solo “quanto si guadagna”, ma quanto si riesce davvero a vivere bene con quello stipendio. Ed è proprio qui che si gioca una delle sfide più importanti del lavoro in Italia oggi.